Adolescenti e giovani adulti ad alto rischio di mortalità nei paesi poveri

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In uno studio sui tassi di mortalità a livello mondiale, un gruppo di ricercatori del Royal Children’s Hospital di Melbourne, in Australia, hanno scoperto che il 97% dei decessi tra adolescenti e giovani adulti di età compresa tra i 10 ed i 24 anni si verificano nei paesi poveri o in via di sviluppo.
Questi dati, che compaiono su uno studio pubblicato recentemente sulla rivista The Lancet, sono interessanti soprattutto perchè rivelano che sebbene la maggior parte dell’attenzione e degli sforzi delle organizzazioni sanitarie internazionali si concentrino soprattutto sulla diffusione di HIV ed AIDS, in realtà il 40% dei decessi è invece causato da altri fattori, tra i quali le guerre, la violenza e gli incidenti.

Mortalità infantile in calo nel mondo, ma il progresso è troppo lento

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Secondo un recente rapporto pubblicato dall’Unicef, la mortalità infantile nel mondo sta calando, ma il ritmo è ancora troppo lento rispetto alle previsioni, e non raggiungerà il tetto stabilito vent’anni fa dalle Nazioni Unite, che speravano in un calo della mortalità infantile ridotto dei due terzi tra il 1990 ed il 2025.
Il quadro presentato dall’organizzazione internazionale, sebbene registri dei miglioramenti, è di quelli che fanno rabbrividire.

Scoperti due nuovi anticopri contro il virus dell’HIV

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Sconfiggere il terribile virus dell’HIV è una delle battaglie per la salute di vitale importanza per l’umanità. Un altro tassello che potrebbe in futuro rendere possibile ottenere questo risultato è stato individuato da un gruppo di ricercatori guidati dall’importante organizzazione internazionale International Aids Vaccine Initiative (IAVI), che potrebbero aver scoperto un potenziale tallone di Achille del virus.
I risultati dello studio pubblicato sulla rivista Science, si riferiscono alla scoperta di due anticorpi che vengono prodotti da alcune persone affette dal virus dell’HIV.

Demenza HIV-correlata più comune con certi sottotipi del virus HIV

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Un sottotipo di virus dell’HIV può determinare con maggiore facilità l’insorgere di una forma di demenza denominata “demenza HIV-correlata”.
Difficoltà cognitive, compresa la demenza sono una delle caratteristiche delle infezioni da HIV, ed i ricercatori della John Hopkins University, una delle più prestigiose tra le università statunitensi, in un recente studio condotto in Africa, hanno scoperto che questi disturbi appaiono strettamente correlati alla presenza di due particolari sottotipi del virus HIV, il sottotipo A ed il sottotipo D.

L’OMS ribadisce che l’omeopatia non cura malattie come AIDS, tubercolosi e malaria

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Sicuramente è una notizia che ha destato un dibattito notevole tra pro e contro, quella uscita nei giorni scorsi su diversi organi di informazione britannici e statunitensi: viene riportato infatti che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha espresso parere contrario rispetto all’utilizzo di cure omeopatiche nei paesi in via di sviluppo per contrastare la diffusione di malattie come AIDS, malaria, tubercolosi e la diarrea infantile.
Il dibattito si è scatenato dopo la risposta dell’OMS ad una lettera aperta inviata da un gruppo di medici e ricercatori del Voice of Young Science Network che raccoglie medici inglesi ed africani, che chiedevano all’organizzazione internazionale di schierarsi contro la diffusione dell’omeopatia nei paesi del Terzo Mondo.

Un preservativo “molecolare” per bloccare il virus dell’HIV

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Una sorta di “preservativo molecolare” è il prodotto al quale sta lavorando un gruppo di ricercatori americani del College of Engineering dell’Università dello Utah.
Si tratta di un gel vaginale che si solidifica alla presenza dello sperma, e cattura le particelle virali dell’HIV in maniera da evitare il contagio.
Sebbene sia ancora in uno stadio sperimentale, e non ancora testato direttamente sull’uomo, il gel si dimostrerebbe particolarmente utile soprattutto per le donne di molti paesi africani, dove l’AIDS tocca quote di contagio del 60% e dove sovente, per ragioni culturali e socio-economiche esse non sono in grado di negoziare con il loro partner l’uso del preservativo.

Il preservativo riduce il contagio dell’herpes del 30%

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Le persone che utilizzano regolarmente il preservativo possono ridurre il rischio di contrarre l’herpes genitale del 30 per cento. Questo è quanto rilevato da uno studio pubblicato a luglio sulla rivista Archives of Internal Medicine.
Fino ad oggi molti studi erano stati condotti per verificare il grado di protezione del preservativo nei confronti di una serie di malattie sessualmente trasmissibili, come il virus dell’HIV, la gonorrea, la clamidia, ma anche l’epatite e la sifilide, ma nessuno studio era stato orientato a studiare in particolare il livello di prevenzione dell’uso del preservativo nei confronti dell’infezione da herpes simplex di tipo 2.
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