Vitiligine, una cura è stata finalmente trovata

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Parlando di vitiligine e delle diverse tipologie con le quali si presenta la malattia, si dice che non esista una cura che aiuti a far tornare il pigmento sulle zone colpite, ma sembra che si intraveda uno spiraglio con delle nuove tecniche innovative.
Infatti, grazie ad uno studio effettuato in Italia, l’Istituto Dermatologico San Gallicano ma sviluppato in Francia dal dottor Yvon Gauthier, è stato introdotto un nuovo metodo terapeutico che consiste nel trapianto autologo di melanociti.

Tipologie di Vitiligine

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La vitiligine è una malattia autoimmune che si manifesta con delle chiazze più chiare sulla pelle ed ha il suo picco massimo tra i dieci ed i venti anni di età.
All’inizio si presenta con delle piccole macchie più chiare intorno alle aperture, come intorno agli occhi o ad i genitali per esempio, e poi si espande su tutto il corpo in maniera del tutto simmetrica.
I medici pensano che si tratti di una malattia psicosomatica come la psoriasi ma che presenta una origine genetica e attualmente non esiste una cura che la faccia scomparire totalmente.
Esistono due tipi di malattia: la vitiligine bilaterale e la vitiligine segmentale che si differenziano principalmente l’una dall’altra dalla distribuzione delle chiazze acromiche.

La sindrome di Morquio, al via la sperimentazione

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La sindrome di Morquio è una malattia genetica a trasmissione autosomica recessiva (come la Sindrome di Gorlin Goltz) che è caratterizzata da una displasia sistemica dell’apparato scheletrico, provocata dalla mancanza di un enzima che è responsabile della degradazione dei glicosaminoglicani.
La casa farmaceutica Bio Marin ha dato il via alla sperimentazione per la cura di questa malattia rara che colpisce i bambini i cui sintomi sono riassumibili in una deformità scheletrica durante il processo di crescita e sviluppo che si interrompe bruscamente intorno agli otto anni di vita, per poi aggravarsi (come l’atrofia muscolare spinale).

SLA: i traumi fisici aumentano la possibilità di insorgenza

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Una ricerca effettuata dai ricercatori dell’Istituto Mario Negri di Milano ha dimostrato che esiste una possibile correlazione tra la SLA e i traumi fisici.
Dopo un studio effettuato su 400 pazienti è risultato che molti di loro hanno subito traumi e conseguentemente hanno riscontrato loro la sclerosi laterale amiotrofica.
Questo risulta essere molto evidente tra i calciatori professionisti che hanno una stretta correlazione con la malattia, poichè è la categoria di sportivi che più subisce traumi.

Spina Bifida

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La spina bifida è una malformazione che si sviluppa in fase neonatale dovuta alla chiusura incompleta di una o più vertebre per via di una malformazione del midollo spinale.
Questo può essere prevenuto grazie all’assunzione preventiva di acido folico da parte della donna che decide di avere una gravidanza, grazie ad integratori quali la folina.
Questa patolgia presenta diverse forme di differente gravità che comportnao dei danni irreversibili al midollo spinale come la perdita completa della mobilità delle gambe o l’incapacità di controllare i muscoli dello sfintere e altri problemi neurologici legati al sistema nervoso centrale.
La spina bifida così come l’anencefalia possono verificarsi per un insieme di fattori che sono sia di tipo genetico che di tipo ambientale.

Atrofia muscolare progressiva

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L’atrofia muscolare progressiva viene spesso erroneamente considerata come un sintomo della sclerosi laterale amiotrofica ma, essendo anche questa una malattia del motoneurone, permette una sopravvivenza superiore rispetto alla SLA.
Questa malattia comprende anche l’atrofia muscolare spinale perché sono caratterizzate dalla stessa degenerazione progressiva delle cellule facenti parte del midollo spinale
Si distinguono in: malattia di Aran –Duchenne, che colpisce in età adulta ed ha un evoluzione molto lenta, iniziando con i muscoli degli arti superiori, per poi espandersi a tutto il corpo, malattia di Werdnig –Hoffmann, che però è ereditaria e colpisce i bambini appena nati soprattutto a livello dei muscoli della coscia e delle braccia causando per una precoce morte e malattia di Wohlfart-Kukelberg-Welander, anche questa ereditaria che colpisce però nell’età infantile soprattutto la zona dei muscoli del bacino.

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