
Infuenza suina, dichiarata la fase 6: è pandemia

Così giovedì si è espressa l’importante organizzazione in merito alle voci diffuse sulla rete e nei vari media internazionali che il virus sarebbe nato in laboratorio e per una incorretta gestione si sarebbe poi diffuso incontrollatamente.
Negli scorsi giorni era stato dato ampio risalto al parere di un virologo australiano, Adrian J. Gibbs, della Australian National University, che in passato aveva pubblicato sulla rivista Science i risultati di un suo studio secondo il quale la diffusione del virus della terribile influenza “spagnola” del 1918 avesse origine da un influenza aviaria.
Nelle ultime settimane, con lo sviluppo dell’influenza suina, che in molti hanno identificato come una pandemia, cioè una infezione in grado in breve tempo di diffondersi in tutti gli angoli del pianeta, è tornato di particolare interesse l’argomento sui vettori di propagazione del virus.
Così come ci si chiede se erano necessari tutti i provvedimenti attuati, la chiusura di scuole ed uffici pubblici, la messa in quarantena delle persone colpite dal morbo influenzale, persino la raccomandazione, urlata a squarciagola di prestare la massima attenzione all’igiene e di lavarsi spesso le mani.
La risposta è si. Era necessario. Perchè tale attenzione a livello mondiale ha contribuito come mai prima d’ora a contenere sul nascere un’influenza che avrebbe potuto anche dimostrarsi molto più pericolosa di quello che è stata effettivamente.
L’influenza suina, in particolare, è una malattia respiratoria dei maiali causata da virus influenzali del tipo A, una tipologia di virus che è solitamente responsabile delle epidemie influenzali tra i suini. Tali virus causano una bassissima mortalità nei maiali e si manifestano in tutti i mesi dell’anno anche se, in genere, si concentrano prevalentemente durante i mesi invernali, proprio come accade per le influenze della popolazione umana.