Nuova luce sull’ipersensibilità nell’autismo

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Scienziati statunitensi hanno recentemente pubblicato sulla rivista Neuron uno studio realizzato su topi da laboratorio con il quale si potrà avere una maggior comprensione della sindrome dell’X fragile, un disturbo che provoca autismo e ritardo mentale.
Secondo i ricercatori le analisi da loro compiute approfondiscono il meccanismo per il quale le persone affette dalla sindrome risultano ipersensibili nell’olfatto, nel tatto, nel suono e nella vista.
A causare questa ipersensibilità concorrerebbe il ritardo nello sviluppo di un circuito cerebrale che si ritiene sia essenziale per elaborare le informazioni sensoriali.

I neuroni sopprimono nel cervello informazioni inessenziali

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Una sorta di “termostato” neurale aiuta a mantenere le funzioni cerebrali in stato di efficienza.
Lo sostengono i ricercatori della Yale University, che hanno verificato come fa il cervello a funzionare al meglio delle sue possibilità pur essendo sottoposto ad un vero e proprio diluvio di informazioni.
Lo studio è stato pubblicato di recente sulla rivista Neuron, ed è stato realizzato studiando il cervello di animali durante la visione di film contenenti scene di natura. I ricercatori hanno osservato che nel cervello sono presenti neuroni che svolgono un’azione inibitoria, che permette così al cervello di risparmiare energie mantenendo ed elaborando solo le informazioni visive essenziali.

Fotofobia ed emicrania

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Un gruppo di ricercatori credono di aver scoperto il perchè la luce aggrava ulteriormente il dolore nelle persone che soffrono di emicrania.
Lo rivelano in un recente rapporto pubblicato recentemente su Nature Neuroscience sostenendo che i percorsi della visione e del dolore contribuiscono congiuntamente a questo fenomeno.
Anche se i risultati non hanno, né ora né in futuro uno sbocco pratico, come nuove terapie, servono sicuramente a saperne di più su come funziona il meccanismo dell’emicrania.
I ricercatori, hanno evidenziato come in quella parte del cervello chiamata talamo si incontrano, nel tessuto cellulare, le informazioni che provengono dal sistema visivo con quelle del sistema del dolore.

Studiare il morbo di Parkinson grazie ad un verme

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La natura talvolta offre all’uomo delle possibilità insperate ed inedite per comprendere meccanismi vitali della nostra specie, anche nel campo dei disturbi e delle malattie. Così un equipe di ricercatori della Dundee University ha recentemente ottenuto un cospicuo finanziamento per studiare, su un semplicissimo verme, il Caenorhabditis elegans, il perchè le cellule neuronali del cervello umano deperiscono e muoiono causando il morbo di Parkinson.
Il morbo di Parkinson è una malattia neurologica progressiva che provoca la difficoltà di movimento e danni progressivi alla facoltà di parlare, di scrivere e di svolgere molte altre funzioni.

Cura farmacologica per lesioni al midollo spinale?

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Scienziati e ricercatori della Harvard Medical School di Boston hanno recentemente scoperto una caratteristica delle lesioni al midollo spinale che potrebbe in futuro essere di aiuto a sviluppare cure farmacologiche. Si tratta, come ammettono gli stessi autori dello studio, pubblicato da poco sulla rivista Science, di un passo avanti molto importante ma nello stesso tempo ancora piccolo nella conoscenza di ciò che avviene nel midollo spinale quando, a causa di un trauma, si interrompono le connessioni nervose, con la conseguente paralisi degli arti e delle funzioni vitali nelle aree del corpo controllate dal sistema nervoso al di sotto della lesione.

I grumi di proteina amiloide presenti nel cervello molto tempo prima dei sintomi dell’Alzheimer

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Un recente studio afferma che la formazione dei depositi di proteina amiloide nel cervello, responsabili dell’interruzione dei processi mnemonici a lungo termine che causano il Morbo di Alzheimer, avviene molto tempo prima che la malattia si manifesti.
Già precedenti ricerche avevano suggerito che accumuli della proteina amiloide che danneggia i neuroni, una caratteristica del morbo di Alzheimer, dovessero essere presenti già molti anni prima delle manifestazioni del male, ma fino ad oggi non era stato possibile evidenziare tale fenomeno negli umani.

Scoperto un target terapeutico del morbo di Parkinson

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I ricercatori della University of Medicine and Dentistry del New Jersey hanno scoperto un target terapeutico che quando manipolato può contribuire a limitare o ad arrestare la progressione del Morbo di Parkinson, una delle più diffuse e gravi tra le malattie neurodegenerative.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
I ricercatori hanno puntato la loro attenzione su una piccola molecola di RNA, la microRNA-7, che si trova nei neuroni.
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